CONSIGLIERE COMUNALE DI UDINE

Il genio impara solo da se stesso, il talento soprattutto dagli altri.

Archive for Maggio, 2009

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La sentenza di condanna di Mills “Mentì per salvare Berlusconi”

MILANO - “Mentì per salvare Berlusconi”. Per questo l’avvocato inglese David Mills è stato condannato a Milano a 4 anni e 6 mesi dai giudici milanesi. Il legale, condannato per corruzione in atti giudiziari agì “da falso testimone “per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati”. E’ questo uno dei passaggi delle motivazioni (leggi il documento completo), circa 400 pagine, della sentenza con la quale il tribunale di Milano ha motivato la condanna del legale inglese.

Mills, scrivono i giudici nelle motivazioni, “ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data, dall’altro ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico”. I giudici milanesi ricordano che oltre ai 600mila dollari ritenuti “il prezzo della corruzione”, Mills nel 1996 percepiva direttamente da Berlusconi almeno 45mila sterline dichiarate al fisco inglese. “Enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali” che il legale riceveva da Berlusconi.

In pratica, scrivono ancora i giudici, “la condotta di Mills era dettata dalla necessità di distanziare la persona di Silvio Berlusconi dalle società off shore, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi”.

In sostanza, per i giudici, “il fulcro della reticenza di Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi la proprietà delle società off shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”.

La condanna per l’avvocato inglese era arrivata nel febbraio di quest’anno. A conclusione di un’inchiesta che tirava in ballo il premier e che aveva visto una prima ammissione di colpa di Mills. Il legale nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Berlusconi: le tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian.

Poi, nel gennaio 2009, la ritrattazione e il tentativo di discolpare il presidente del Consiglio (la cui posizione è stata stralciata in seguito all’approvazione del “Lodo Alfano” che garantisce l’imminutà alle alta cariche dello Stato). Una svolta che permise al premier di evitare il rinvio a giudizio per corruzione chiesto dia giudici nel 2006.

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Otto prove per la licenza media e l’esame diventa un rompicapo

di SALVO INTRAVAIA

Caos sugli esami di terza media, che di colpo diventano severissimi. Con quale formula affronteranno gli esami gli oltre 500 mila ragazzini che frequentano la terza media? Con la formula in vigore fino allo scorso anno o con tutte le novità varate dal Consiglio dei ministri a metà marzo? Non si sa ancora, perché il Regolamento che le contiene è fermo alla Corte dei conti per il previsto parere e se non verrà pubblicato in tempo non potrà produrre effetti.
Ma anche se, come sembra, il provvedimento vedrà la luce per tempo le cose certo non si semplificano. Anzi, il timore è che per gli studenti finiscano per complicarsi: raggiungere il punteggio massimo sarà un’impresa non da poco.

Il Regolamento parla chiaro. La legge 169 dello scorso 30 ottobre - quella che, tra le tante novità, ripristina i voti in decimi alla media - stabilisce che per essere ammessi all’esame occorre riportare una votazione non inferiore a sei decimi in ogni disciplina, condotta compresa. Ma, per “ulteriori modalità applicative” dell’articolo in questione, rinvia ad un Regolamento, quello appunto bloccato dall’organismo di controllo.

Le novità in ballo sono parecchie. Oltre all’ammissione, i ragazzini dovranno superare parecchi ostacoli. Sostenere tre/quattro prove scritte (Italiano, Matematica e lingua straniera che nelle classi bilingue può dare luogo a due differenti scritti) tradizionali più due prove strutturate: quelle predisposte dall’Invalsi (l’Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico) sull’Italiano e la Matematica, che gli alunni sosterranno il 18 giugno prossimo. Ma che da quest’anno concorreranno alla valutazione finale. Tutte le prove, ammissione compresa, saranno valutate con voti espressi in decimi. E per i più meritevoli ci sarà a disposizione la “lode”, autentica novità della prossima tornata. Ma il vero rompicapo consiste nel calcolo del voto finale, anch’esso espresso in decimi.

I professori della commissione, per tirare fuori il voto finale, dovranno calcolare la media aritmetica di sette/otto prove e giudizi: il giudizio di ammissione (espresso in decimi), tre/quattro prove scritte tradizionali, le due prove scritte Invalsi e il colloquio. Con questa modalità di calcolo ottenere il punteggio massimo (10 e lode) è quasi impossibile. Perché occorrerebbe meritare 10 in tutte e sette/otto prove. Per questa ragione all’esame di maturità, dove il voto si ottiene sommando sette numeri (il credito degli ultimi tre anni, tre prove scritte e un esame orale), è previsto un bonus di 5 punti che alla scuola media manca. Così, il numero dei ragazzini eccellenti subirà un tracollo e si allontanerà dalla percentuale dell’anno scorso, quando il 17,2 per cento si diplomò con Ottimo.

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Europee, scoppia il caso Serracchiani I giovani del Pd: lasciata sola dal partito

di DOMENICO PECILE

«L’indifferenza da parte dei vertici del partito regionale nei confronti dell’appoggio a Debora Serracchiani è davanti agli occhi di tutti». Inizia così il documento firmato da Alessandro Venanzi, componente della Direzione nazionale dei Gd e consigliere comunale del Pd di Udine. Un lungo atto d’accusa, il suo, nei confronti di quella parte del partito che ha accolto con indifferenza se non addirittura con fastidio o aperta ostilità la candidatura della Serracchiani. Quello di Venanzi è un pensiero condiviso anche da circa la metà (tra cui il segretario cittadino di Udine Miguel Velasco per arrivare ai rappresentanti delle altre provincie) dei 27 componenti l’assemblea regionale giovanile del partito. Non solo, ma ieri si è fatta sentire anche il circolo dei Giovani democratici del Nordest di Cividale. Che attaccano, senza mezzi termini, il segretario nazionale dei giovani del partito, Fausto Raciti, il quale aveva dichiarato che è stato inopportuno candidare la Serracchiani, chi cioè «ha sparato sul quartiere generale». «Crediamo – si legge nel documento dei giovani di Cividale – che oggi i Gd del Friuli Vg e di tutta Italia debbano dimostrare di esistere e di credere in un partito vero, giovane e preparato anche se scomodo. In un partito in cui gli “ubbidienti” alla Fausto Raciti non reggano più le regole del gioco». Rabbia, dunque, contro quella fetta del partito che, o tace, oppure fa soltanto finta di appoggiare la candidata udinese. «L’indifferenza – dichiara ancora Venanzi – è palese anche in Fvg, il cui segretario regionale giovanile, Andrea Gos, convoca assemblee inutili per discutere regolamenti interni e non accenna minimamente alla candidatura della Serracchiani, non accenna minimamente a un sostegno da parte dei giovani, anzi sembra voglia sostenere altri candidati espressione della volontà del partito nazionale e non del territorio che dovrebbe rappresentare». Eppure, è di ieri la notizia che la presidente del circolo Udinese, Maria Letizia Burtulo, ha convocato iscritti, eletti e coordinatori per domani sera chiamando tutti alla mobilitazione generale a favore della Serracchiani, mentre l’altra era era stata la volta di un vertice cervignanese convocato dal segretario regionale, Bruno Zvech. Ma per Venanzi si tratta ancora di episodi. «La Burtulo è espressione della base, sta con la Serracchiani – taglia corto – ma non basta ancora. Bisogna fare massa critica, essere tutti compatti, mobiltare il Pd in ogni provincia, in ogni circolo». Insomma, fa capire, manca una vera reciprocanza tra le promesse di sostegno e le iniziative reali a favore della candidata udinese. Non è un mistero ad esempio che a Pordenone il “gran rifiuto” di Sonego a correre per Strasburgo faccia il paio con un atteggiamento freddino di Moretton e di buona parte del partito. Ma neppure a Gorizia e a Trieste, insistono i giovani democratici, c’è mobilitazione. E anche a Udine non tutti si stracciano le vesti per la Serracchiani. I mugugni, tra l’altro, non avevano interessato soltanto esponenti dell’ex Margherita ma anche big regionali di spicco degli ex diesse.

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