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GIOVANI DEMOCRATICI, CI SIAMO!
L’interesse per la politica in quest’ultimo decennio ha dimostrato estrema staticità, è quindi necessario trovare delle soluzioni veloci ed efficaci per cercare di apportare una reale inversione di tendenza.
Credo che il Partito Democratico sia stato il primo ad iniziare questo processo. Dal 14 Ottobre scorso si è voluta intraprendere la strada dell’innovazione politica, del ricambio e di apertura verso la società.
Proprio per questo si è voluto creare immediatamente una componente giovanile, composta non solo dalla fusione delle vecchie aggregazioni dei due vecchi Partiti, la Sinistra Giovanile e i Giovani della Margherita, ma includere in questo processo tutti quei ragazzi che vogliono una nuova e giusta politica, fatta di soluzioni, di concretezze e di una visione del futuro, per noi giovani al quanto incerta.
Sono nati pertanto i Giovani Democratici, la casa di tutte quelle persone che non condividono vecchi retaggi e metodologie politiche, che si battono per l’equità e l’opportunità per tutti di scendere in campo ed esprimere i propri pensieri.
La strada è ancora lunga, serve l’apporto di tutti, soprattutto in questa fase, per realizzare quegli obiettivi e per far rinascere quel fervore politico che tanto ci manca.
Un primo argomento di condivisione è senz’altro il ricambio generazionale: è necessario inserire negli organi istituzionali dei giovani, in modo da garantire quella freschezza e spirito di novità che manca a questo Paese. Non nascerebbe la voglia per tutto questo se non ci fosse la necessità di costruire “un’Italia nuova” che si preoccupa e lavora per costruire un futuro solido alle nuove generazioni, noi.
Pertanto credo che sia necessario ed indispensabile, in primis, garantire,nelle scelte dei candidati ai prossimi appuntamenti elettorali, la presenza di giovani, dando loro la possibilità di scendere in campo attivamente e di poter lavorare appieno per il miglioramento.
E’ quindi nostra convinta intenzione sostenere ai vari livelli istituzionali la presenza di giovani, mantenendo il principio di “massimo due mandati”, negli organi istituzionali del nostro territorio. Garantendo così il reale ricambio!
Se ci pensiamo bene, proprio i giovani sono stati i più penalizzati, in special modo di genere maschile questa volta, alle scorse primarie. Oltre a non condividere il principio delle liste bloccate, ma appoggiando pienamente l’espressione delle preferenze in sede di voto, credo che con la questione “quote femminili” al cinquanta per cento, i due partiti si siano trovati in estrema difficoltà nel garantire un certezza di continuità alle vecchia classe dirigente. La mossa più facile: penalizzare i giovani. Personalmente non appoggio il concetto delle “quote” in generale, nè femminili e né giovanili. Sostengo invece un discorso di pari opportunità, ovvero offrire la garanzia di partire dallo stesso livello, ed offrire a tutti la possibilità di emergere, facendo prevalere il principio meritocratico.
I giovani democratici friulani, non si faranno influenzare da pressioni “correntizie”, in quanto cosa che non deve appartenere al loro quadro genetico. Devono essere invece espressione di pura e genuina novità. Non precludendosi nessun vincolo di scelta, ma orientando le proprie scelte al bene dei giovani.
Sono convinto sarà così.
Aumenta l’uso delle droghe leggere, tra i giovani è allarme cocaina!
L’uso è occasionale ma in crescita vertiginosa negli ultimi anni: hashish e marijuana le sostanze preferite dai minorenni e da loro più utilizzate. E mentre, tra i giovani in genere, le tossicodipendenze da eroina diminuiscono, quelle da cocaina sono triplicate. Cambiamenti significativi che riguardano anche l’immagine sociale e il profilo del consumatore: non più il ragazzo emarginato, disoccupato, e con un basso tasso di scolarità. Ma ragazzi istruiti, integrati, benestanti, che assumono droga per divertirsi.
Hashish e marijuana sono le sostanze più utilizzate dai minorenni. Il numero delle segnalazioni, tra i ragazzi fino a 14 anni e tra i 15 ed i 17, è cresciuto costantemente fino al 2000, poi a partire dal 2001 la percentuale è leggermente diminuita fino al 2006. Anche se il trend è rimasto in aumento dal 1991 fino a oggi.
Credo che il proibizionismo in generale, provochi l’effetto opposto di quello desiderato. Io personalmente affronterei una politica diversa ad esempio con la cannabis, più liberale ed ovviamente nel rispetto di tutti.
Mi spiego: essendo giovane e andando spesso in giro per locali vedo che la “canna” è ormai all’ordine del giorno. Si vedono spessissimo ragazzi che se ne accendono una, o fanno “una pausa” magari dalla discoteca. Quello che voglio evidenziare è che ormai è un fenomeno per nulla isolato, il 75% dei giovani ne fa uso; non credo onestamente che sia giusto vietare una cosa che non rappresenta dei casi isolati, ma un fenomeno di netta maggioranza tra i giovani e non solo. Ora razionalizzando e cercando di avere una mentalità idonea per il secolo che viviamo, adotterei una politica di contenimento diversa. Parlandoci chiaramente, la cannabis non fa altro che rilassare e al massimo “stordire”, se così possiamo definire l’effetto, un’individuo, non crediamo a false notizie che si leggono o sentono ai tg. Un esempio che mi viene in mente era quel “ragazzo che è deceduto in classe dopo essersi fumato uno spinello”! La notizia è rimabalzata da un tg all’altro per un paio di giorni, poi si viene a scoprire, e lo pubblicano Corriere e Repubblica in uno spazietto piccolo a fondo pagina: non era cannabis, ma crack.
Ora in quest’Italia credulona ed ignorante possiamo diffondere notizie del genere e anche peggiori. Denunciamo invece che le maggiori dipendenze nel nostro Paese sono date da alcool e tabacco, ah ma questo forse è monopolio statale..!
Concludendo, credo che ogni individuo sia libero di fare della propria vita e della propria persona quello che meglio crede, rispettando però le altre personee la loro libertà: d’altra parte “la libertà di una persona finisce dove ne inizia quella di un’altra”.
Perchè allora non si concede: 1) la possibilità di utilizzare ad uso personale e a casa propria la cannabis; 2) consentire la coltivazione della pianta di marijuana in casa ad uno personale, evitando di alimentare mercato nero e mafie varie, tra l’altro cosa piu salutare che comprare sostanze modificate con un thc troppo elevato; 3) nella concessione di questo però ad ogni individuo viene fatto divieto di guidare e compiere tutti quegli atti che potrebbero compromettere l’incolumità altrui. Credo sostanzialmente che sia meglio controllare ed osservare da vicino un fenomeno del genere, non possiamo non prestargli attenzione o fare leggi proibizioniste, si deve entrare nell’ottica che questo è un fenomeno diffuso e c’è la necessità di trattarlo come tale, prestandogli la giusta attenzione. Concordo però sulla massima intolleranza per sostanze come cocaina ed eroina, quelle sì che alterano ed esaltano la personalità di un’individuo!
Non voglio fare della semplice demagogia, questo è senz’altro un argomento assai delicato da trattare, ma credo che la strada intrapresa fin’ora dalla giurisprudenza non porti ad una diminuzione dell’uso ma scaturisca invece nell’effetto opposto.
Aborto, primi passi verso un regresso
“Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente”. Così si legge in un documento congiunto, firmato dai direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane: La Sapienza, Tor Vergata, la Cattolica e il Campus Biomedico. Secondo i cattedratici, infatti, “con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e, quindi, all’assistenza sanitaria”. Di fatto, nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un’interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo, “anche se la madre è contraria, perché prevale l’interesse del neonato”.
Il documento è stato presentato al termine di un convegno, promosso dalle stesse cattedre, all’ospedale Fatebenefratelli di Roma, in occasione della Giornata della Vita. “Nell’immediatezza della nascita - afferma Cinzia Caporale, biologa e membro del Comitato nazionale di Bioetica - il medico deve agire in scienza e coscienza sull’opzione di rianimare, indipendentemente dai genitori, a meno che non si palesi un caso di accanimento terapeutico”.
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